Gentile signorina che nella pubblicità dei cereali mi chiede "E tu? Sei pronta per l'estate?", lascia che ti spieghi alcune cose.
Tanto per cominciare, sì, sono pronta per l'estate. Non pronta in quel senso che intendi tu però, signorina dei cereali dietetici che sanno di polistirolo e che mi inviti a visitare il sito internet dei suddetti cereali per trovate tante gustose ricette per ritrovare la linea e mantenermi in forma per la prova costume. A me della prova costume, molto sinceramente, non interessa un bel niente. Sono anni e anni (e anni) che mi presento del tutto impreparata alla prova costume. Più o meno da quando, alle elementari, ho scoperto che mangiare è bello e correre fa schifo.
Poi vorrei farti presente, tra parentesi, che quello che riportate nelle vostre pubblicità, non corrisponde affatto alla verità. Nessuno passa tutti i tre/quattro mesi d'estate al mare! Nessuno tranne Briatore o le veline, ma sono la minoranza. Insomma, nessuno qua può permettersi la bella vita da spiaggia che vi piace tanto pubblicizzare! Forse solo quelli che abitano vicino al mare possono permettersi di andarci tutti i giorni e poi, anche tra quelli, solo i fortunati che hanno un lavoro che li lascia abbastanza liberi o che comunque gli conceda una pausa pranzo abbastanza lunga da comprendere almeno una doccia dopo il sole e il bagno in mare.
Nonostante questo, gentile signorina, nonostante io quest'anno non vedrò il mare nemmeno in cartolina, io sono pronta per l'estate. Ho messo tutti i miei peluccosi maglioni di lana dentro ad una scatola Ikea che ho riposto in fondo all'armadio. Questo è già un primo passo per prepararsi all'estate, non trovi? Poi ho accuratamente ripulito e riposto tutti i miei stivali e ho recuperato dal fondo della scarpiera le mie carinissime ballerine con il fiocco. Ho perfino lavato e stirato tutti i miei maglioncini di cotone colorati che non vedono l'ora di essere usati!
Quindi sì, ripeto, sono pronta per l'estate. O meglio, lo ero. Sì perché sai poi cos'è successo cara signorina dei cereali? Eh, lo sai?? E' successo che l'estate non è venuta! E nemmeno la primavera! Accidenti alla miseria, signorina dei cereali, ho dovuto ripristinare alcuni dei maglioncini di lanetta che avevo già pensionato con tanto di antitarme! E ho dovuto anche disseppellire di nuovo le scatole con dentro gli stivali, che avevo già coperto con le scatole delle mie otto paia di Converse colorate che volevano solo essere sfoggiate e correre insieme a me per i prati fioriti! Invece, assieme ai fiori, sai cosa c'è nei prati? Fango! Perché non fa che piovere! E se non piove, sgocciola, e se non sgocciola, c'è la nebbia. Sì, la nebbia! Non trovi anche tu che sia assurdo tutto questo? Ehi ma lo sai che sul monte che si vede dalla mia finestra c'è ancora la neve? La neve, accidenti!
Ora, capisci per quale motivo sono assolutamente da ricovero in questo periodo, signorina dei cereali? Io ero pronta! Pronta per togliermi strati di vestiti, pronta per levarmi le calze, pronta per prendere un po' di sole e togliermi di dosso quel bianco pallido malaticcio che mi accompagna da ottobre! Invece niente, freddo e ancora freddo. Freddo senza fine, freddo insopportabile, freddo merdoso.
Quindi, signorina dei cereali, falla finita. Torna quando l'estate sarà arrivata davvero. O, guarda, non tornare per niente! Stattene là coi tuoi cereali al polistirolo, nel tuo mondo di prove costume e insalatine.
Italo Calvino - Se una notte d'inverno un viaggiatore
1 giugno 2013
"E tu? Sei pronta per l'estate?"
19 maggio 2013
Quei libri sopravvalutati Vol. 1 Parte 2 - Il Grande Gatsby al cinema
Quante volte vi è capitato di apprezzare di più la trasposizione cinematografica di un libro che il libro stesso?
A me, mai. Certo, facendo un film tratto da un libro di grande successo difficilmente si sbaglia, ma alla fine non è mai come nel libro. Quello che la nostra mente, la nostra immaginazione sviluppa leggendo un libro, non sempre corrisponde a quello che un regista porta sullo schermo.
Bhè, sto per raccontarvi della prima volta in assoluto in cui, per i miei modesti gusti, il film ha di gran lunga superato il libro.
Sto parlando de Il Grande Gatsby, libro di cui vi ho parlato nel post precedente dichiarando che non mi era affatto piaciuto.
Nonostante abbia letto il libro poco tempo fa, ancora non sapevo che ne stesse per uscire il film, quindi sono stata molto felice di sapere che di lì a poco avrei potuto o ricredermi o convincermi ancora di più che si trattava veramente di un libro sopravvalutato.
Qundi giovedì, giorno dell'uscita del film nonchè ultimo giorno della Festa del Cinema (ovvero tutti i biglietti a 3€!), ho trascinato un poco convinto Lui al multisala più vicino, armati di costosissimi popcorn (abbiamo speso più per quelli che per i biglietti).
La sala era strapiena e mi ha stupito vedere moltissimi giovani. Mi piace pensare che molti di loro abbiano letto il libro e che non siano andati solo perchè trascinati dalla morosa che voleva vedere Di Caprio.
Insomma, per arrivare al dunque, mi sono dovuta ricredere. Il film l'ho trovato una genialata.
Sono stati aggiunti alcuni particolari alla storia, ma evidentemente solo per fare più presa sul pubblico (vedi selvaggi incontri sotto le lenzuola che nel libro non compaiono). Ho apprezzato moltissimo il fatto che quasi tutte le battute siano fedelissime al testo originale e che la narrazione di Nick Carraway sia molto più coinvolta e "dolce" rispetto al libro.
Le ambientazioni erano proprio come me le ero immaginate leggendo il libro e nulla, dico nulla, nemmeno il cartellone pubblicitario di fronte al garage di Wilson, è stato dimenticato.
Di Caprio è un Gatsby perfetto anche se, mi spiace dirlo, con quei capelli col ciuffo davanti che a volte si scompone, in certe scene grida ancora "Jack e Fabbrizzio che corrono verso il Titanic". Ma la cosa che ho apprezzato di più, oltre agli abiti dei personaggi femminili, Daisy su tutte, è stata la colonna sonora. Tamarrissimo rap che rimbomba in locali anni '20. Questa cosa della musica moderna infilata in film ambientati nel passato l'ho sempre apprezzata moltissimo! Già Sofia Coppola in Marie Antoinette mi aveva fatto questo regalo e l'avevo adorata per questo.
Insomma, che dire, sono molto soddisfatta dei 3 euro spesi (un po' meno di quei 10 euro e rotti ho speso per acqua e pop corn, dato che erano stantii). E alla fine anche Lui lo è stato!
Che dire, dopo questo film credo che rileggerò il libro con mentalità diversa.
Sono molto felice di essermi ricreduta, almeno per quanto riguarda la storia.
30 aprile 2013
Quei libri sopravvalutati Vol. 1
Sono quei libri, spesso considerati classici o addirittura di formazione. Libri che ti pare quasi un dovere leggere, libri che ti fanno persino studiare a scuola, magari addirittura in lingua originale.
Partiamo dal presupposto che io adoro leggere. Posso tranquillamente dire che è il mio sport preferito e, in quanto sport, lo pratico con serietà e dedizione, quasi a livello agonistico. Per praticarlo al meglio ho bisogno dell'attrezzatura migliore. Un divano comodo, un cuscino morbido, la copertina scaldapiedi, un segnalibro plastificato che non si stropicci se mi ci siedo sopra, la luce giusta e soprattutto la televisione spenta. Vabè, in realtà ho un sacco di fisime che riguardano la lettura. Veramente tantissime, dalla totale incapacità di leggere all'aperto se mi trovo in campagna (mentre mi trovo perfettamente a mio agio a leggere in spiaggia), al non riuscire assolutamente a leggere a letto, mentre alcune delle migliori letture le ho fatto alla mattina alle 8 seduta sulle scale degli uffici del Catasto, ma questa è un'altra storia. Insomma, nemmeno una cosa semplice come leggere mi riesce di farla in modo normale.
Ma torniamo ai libri sopravvalutati.
Il primo, che ho letto ormai qualche tempo fa, è Il ritratto di Dorian Gray.
Quando andavo a scuola, mi fu dato da leggere in inglese come compito per le vacanze estive. Ovviamente non l'ho letto e ho scaricato il riassunto da internet direttamente in inglese! Insomma, non si può leggere per compito! Poi in inglese, con l'obbligo di cercare sul dizionario le parole che non conosci. In un romanzo dell'800, per giunta! Comunque, anni e anni dopo, l'ho trovato in offerta a poco soldo alla Feltrinelli e me lo sono portato a casa, curiosa di vedere se era veramente questo gran capolavoro.
Morale della favola: una gran delusione.
Oscar Wilde è il Fabio Volo del 1800. Ovvietà su ovvietà.
La storia in sé sarebbe anche bella e affascinante, ma per ricavarne un romanzo, sono state fatte delle aggiunte che non hanno dato niente di spessore, hanno solo allungato il brodo.
Poi, ovvio, questa è solo la mia opinione molto personale. Ad esempio una delle mie colleghe lo trova un romanzo meraviglioso, pieno di significati e bla bla bla. Per me resta solo un libro carino, un piacevole passatempo, ma decisamente sopravvalutato.
Altro libro un po' deludente, considerato anche questo un classicone, è Il Grande Gatsby. Ironia della sorte, anche questo mi era stato dato da leggere in lingua originale e io, ovviamente, mi ero di nuovo affidata al fedele riassunto in inglese scaricato da internet, ripromettendomi comunque di leggermelo in italiano per il puro piacere di farlo e non perché mi veniva imposto.
Questo ho finito di leggerlo la scorsa settimana e, anche qui, delusione.
Mentre Dorian Gray aveva di fondo un bella storia, qui non mi è piaciuta nemmeno quella. O meglio, i presupposti potevano esserci, ma la scrittura l'ha resa scoordinata e frammentata. Mi aspettavo un'intensa storia di un amore travagliato che supera l'ostacolo della lontananza e invece niente. L'unica nota positiva è che l'autore è riuscito a rendere bene l'idea di come doveva essere la New York degli anni 20. Riuscivo a sentirmi addosso la polvere e la calura di quell'estate del 1922. Per il resto, una volta arrivata alla fine, mi ha lasciata sospesa e un po' turbata.
Intendiamoci, sono stata contenta di aver letto questi libri. E in un certo senso sono contenta anche dell'effetto che mi hanno fatto. Non voglio sembrare snob dicendo che non li ho trovati all'altezza delle aspettative, ma è così. Sono felice di avere ancora un'opinione da dare in merito a libri considerati dai più capolavori assoluti. E sono felice di aver scelto di spendere ore a leggere questi libri, anche se poi non mi sono piaciuti, piuttosto che aver buttato via quelle stesse ore leggendo cazzate come le 50 sfumature, o storie di vampiri con l'ormonella o altre stupidaggini letterarie.
E voi? Avete dei libri nei quali avevate riposto le vostre aspettative e che poi vi hanno deluso?
9 marzo 2013
Ecco a cosa serve il futuro: a costruire il presente con veri progetti di vita. (Muriel Barbery)
Tra pochi mesi compirò 27 anni.
E niente, con questa consapevolezza, con la morte nel cuore, non posso che sentirmi vecchia.
I 25, vabè.
I 26, ridiamoci su.
Ma i 27, insomma, mica li puoi ignorare.
Sono lì, quei due numeri. Li vedo alti e pesanti. E io soffro di vertigini. E ho la forza di un canarino.
Dov'era mia madre alla mia età?
Aveva me e io avevo 4 anni.
Mia mamma aveva 27 anni quando, una domenica mattina di primavera, mi mise la mia gonnellina a ruota blu e mi portò, su mia precisa e decisa richiesta, a fare i buchi alle orecchie. Quello del giorno dei buchi alle orecchie è uno dei ricordi più chiari che ho della mia infanzia. Mi ricordo che era primavera, che era domenica, com'ero vestita nel dettaglio. Che io, da sola, spontaneamente, avevo chiesto alla mamma di farmi i buchi alle orecchie. Che quel giorno, stoica sullo sgabellino dell'orefice, vidi avvicinarsi la pistola, sentii il pizzico doloroso dell'ago che buca il lobo e non versai nemmeno una lacrima. Io, che avevo paura di tutto. Ricordo che mi mise due orecchini chirurgici d'oro. Uno con un brillantino verde e l'altro con il brillantino blu. Scelti così da me.
Avanzavo quel giorno per la via principale del paese, sentendomi un po' più grande e un po' più coraggiosa. Tenendo la mano alla mia mamma.
Camminavo tra lei e papà, tra la gente, senza pensare che un giorno mi sarei ritrovata qui, grande, con quei buchi alle orecchie perfettamente riusciti e collaudati da anni di orecchini pendenti, ad impressionarmi. Impressionarmi del tempo che passa troppo in fretta. Impressionarmi del fatto che mentre io la guardavo, la vedevo adulta, grande, mamma, lei era appena una ragazza. Come me ora. Che non mi sento affatto adulta ma che mi offendo se mi trattano come una ragazzina.
E mi ritrovo a pensare a cos'ho combinato fino ad ora. A quali traguardi ho raggiunto.
E mi interrogo sul mio futuro, su cosa mi riserverà. Su quando si manifesterà, questo futuro. Perché io, davvero, non lo so quand'è che potrò far evolvere questo presente e trasformarlo in qualcosa simile al futuro. Non so quanto mi sentirò finalmente al sicuro, talmente al sicuro da poter fare questo passaggio. Forse mai. Nemmeno con la persona giusta vicino a me, come ora. Nemmeno con un contratto di lavoro a tempo indeterminato, come ora. Perché il tempo è tutto tranne che indeterminato. Il tempo ha i suoi paletti e io alcuni di questi li vedo già avvicinarsi.
Forse questi sono tutti pensieri inutili. Forse non ha senso preoccuparsi ora per qualcosa che ancora non esiste.
Spesso dimentico che il futuro altro non è che il presente di domani. Che quando arriverà non ci penserò nemmeno, che sarà solo la conseguenza di azioni compiute gradualmente, iniziate molto prima, forse anche ora, in questo momento.
E spesso dimentico anche che non sto invecchiando, ma sempre e comunque crescendo.
25 febbraio 2013
Piscina si dice "pool", non "poll".
Come avrete capito (o forse no) anche io oggi sono obbligata a seguire i risultati delle elezioni.
Del resto me la sono cercata dato che proprio oggi ho preso un giorno di ferie. L'idea era quella di passarlo in giro per la city per alcune commissioni e un po' di sano cazzeggio alla faccia delle colleghe chiuse in ufficio. So che sono cattiva e che questi brutti pensieri mi si rivolteranno contro, ma il pensiero delle colleghe in ufficio alle prese con le solite magagne mentre io sto a letto fino alle 11 costituisce la metà del godimento che ricavo da un giorno di ferie.
E invece no. Nevica da cinque giorni quindi niente city, niente sollazzo, niente commissioni. Solo divano, un libro, relax. E fin qui mica male. Non fosse che se per sbaglio ti siedi sul telecomando e si accende la tv, ecco il bombardamento.
E allora mi dico: "Vabè, dato che son qui, buttiamo l'occhio."
Queste elezioni, secondo il mio modesto e stolto parere, non servono a niente. Chiunque vinca, nella merda siamo e nella merda restiamo. Che bello. Però, per forza di cose, gli esiti di queste elezioni condizioneranno le nostre vite forse più profondamente di quel che pensiamo. Tutto questo è molto triste e disarmante. Anche un po' deprimente. Ma siamo italiani, no? Finchè il Napoli butta via ogni occasione di rimonta sulla Juventus, allora c'è speranza.
A parte gli scherzi, ieri sono andata a votare molto scoraggiata e non solo perchè ho dovuto votare sia per la camera che per il senato, indice che per me l'adolescenza è finita da un pezzo. Scoraggiata perchè indecisa, sfiduciata e consapevole che non avrei votato per il migliore, ma solo per il meno peggio. Ma ho votato comunque. E ho votato davvero. Non mi sono astenuta, non ho invalidato la scheda. E non ho nemmeno leccato la matita.
Devo dire che ieri, quasi subito dopo aver imbucato le schede, mi ero già pentita del mio voto. Oggi invece, già dai primi exit poll, mi sono un po' risollevata. Ma solo un po'. Poco poco.
Questo paese dubito che cambierà mai. Non lo farà perchè c'è chi si stupisce di quelli che votano uno incazzato che vorrebbe mandare a casa (anche se sarebbe meglio in galera) i delinquenti. Anche se per altri versi è invotabile anche lui. Ma soprattutto "questo benedetto, assurdo bel paese" non cambierà mai perchè c'è ancora tanta, troppa gente che considera soldi e sesso come segni di potere. Per cui continua a votare vecchi porci bavosi con manie di protagonismo.
E comunque che questo paese è ingovernabile lo si sapeva da un pezzo, non c'era bisogno di mettere su una baracca da milioni di euro per scoprirlo.
6 gennaio 2013
Insormontabili problemi di scrittura
29 dicembre 2012
Natale sclerotico
17 dicembre 2012
Il post di lamentele che scriverei ogni lunedì.
1 dicembre 2012
Come ci si prepara all'inverno in casa Pots
26 novembre 2012
Oggi è una brutta giornata perchè:
- come tutti i lunedì (e i martedì e i mercoledì e i giovedì e i venerdì), odio la gente;
- mi tocca il turno alla postazione dell'ingresso, che vuol dire che devo ricevere ascoltare e sorridere alla gente (vedi punto 1);
- ieri sera la Juve ha perso dal Bilan con un rigore che non c'era;
- ho mal di testa;
- mi vedo un cesso.
24 novembre 2012
Cose a cui tutti pensano di sabato sera: negli anni '90 si stava bene perchè...
10 novembre 2012
Mondi paralleli esplorati per voi: Intimissimi
25 ottobre 2012
Cose che non so
18 ottobre 2012
Grazie Signore che mi hai fatta deficiente (e juventina)
12 ottobre 2012
La Foglia sulla Neve #2 di oggi. Gioiteggente.
9 ottobre 2012
Struggenti considerazioni sul meteo, sul lavoro e Foglie sulla Neve #1.
2 ottobre 2012
Mai lasciare un pixel fuori posto
26 settembre 2012
Roba che mi fa incazzare
17 settembre 2012
Deliri di una gattara allergica ai gatti
A causa dell'allergia e del poco amore nei loro confronti da parte di mia madre (appunto), i miei gatti sono condannati alla vita di campagna, quindi a dormire nel fienile che, detto tra noi, non è che sia poi tanto male (sempre se non sei allergico al fieno. Come me.) e convivono con polli, galline, conigli, pavoni e il mio esuberante cane a cui, certo, voglio bene, ma da cui ho imparato a diffidare. I cani sono tutti uno scodinzolare, fiatonare, sbavare, saltare, correre, alzare polvere (a cui, indovinate, sono allergica), aspettare con ansia che gli lanci la pallina per farti vedere quanto sono bravi a prenderla al volo. Insomma, degli esibizionisti. E a me dopo un po' gli esibizionisti mettono paura. Sia chiaro, al mio povero cane puzzolente voglio molto bene comunque, ma ecco, preferisco coccolare i gatti che le mie coccole non le vogliono piuttosto che il cane per cui il concetto coccola è uguale a ti lecco la faccia.
E niente, tutto sto friccandò di roba per dire che quelli che si lamentano se Instagram è pieno di foto di gatti non li sopporto. Sono mille volte più belli da fotografare di qualsiasi cristiano e, onestamente, anche se i miei sono degli snob fotonici, mi danno comunque più dimostrazioni di affetto della maggior parte della gente. Parrà un luogo comune, ma è così. Gattara fino alla morte.




