"Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto."
Italo Calvino - Se una notte d'inverno un viaggiatore

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1 giugno 2013

"E tu? Sei pronta per l'estate?"

Gentile signorina che nella pubblicità dei cereali mi chiede "E tu? Sei pronta per l'estate?", lascia che ti spieghi alcune cose.
Tanto per cominciare, sì, sono pronta per l'estate. Non pronta in quel senso che intendi tu però, signorina dei cereali dietetici che sanno di polistirolo e che mi inviti a visitare il sito internet dei suddetti cereali per trovate tante gustose ricette per ritrovare la linea e mantenermi in forma per la prova costume. A me della prova costume, molto sinceramente, non interessa un bel niente. Sono anni e anni (e anni) che mi presento del tutto impreparata alla prova costume. Più o meno da quando, alle elementari, ho scoperto che mangiare è bello e correre fa schifo.
Poi vorrei farti presente, tra parentesi, che quello che riportate nelle vostre pubblicità, non corrisponde affatto alla verità. Nessuno passa tutti i tre/quattro mesi d'estate al mare! Nessuno tranne Briatore o le veline, ma sono la minoranza. Insomma, nessuno qua può permettersi la bella vita da spiaggia che vi piace tanto pubblicizzare! Forse solo quelli che abitano vicino al mare possono permettersi di andarci tutti i giorni e poi, anche tra quelli, solo i fortunati che hanno un lavoro che li lascia abbastanza liberi o che comunque gli conceda una pausa pranzo abbastanza lunga da comprendere almeno una doccia dopo il sole e il bagno in mare.
Nonostante questo, gentile signorina, nonostante io quest'anno non vedrò il mare nemmeno in cartolina, io sono pronta per l'estate. Ho messo tutti i miei peluccosi maglioni di lana dentro ad una scatola Ikea che ho riposto in fondo all'armadio. Questo è già un primo passo per prepararsi all'estate, non trovi? Poi ho accuratamente ripulito e riposto tutti i miei stivali e ho recuperato dal fondo della scarpiera le mie carinissime ballerine con il fiocco. Ho perfino lavato e stirato tutti i miei maglioncini di cotone colorati che non vedono l'ora di essere usati!
Quindi sì, ripeto, sono pronta per l'estate. O meglio, lo ero. Sì perché sai poi cos'è successo cara signorina dei cereali? Eh, lo sai?? E' successo che l'estate non è venuta! E nemmeno la primavera! Accidenti alla miseria, signorina dei cereali, ho dovuto ripristinare alcuni dei maglioncini di lanetta che avevo già pensionato con tanto di antitarme! E ho dovuto anche disseppellire di nuovo le scatole con dentro gli stivali, che avevo già coperto con le scatole delle mie otto paia di Converse colorate che volevano solo essere sfoggiate e correre insieme a me per i prati fioriti! Invece, assieme ai fiori, sai cosa c'è nei prati? Fango! Perché non fa che piovere! E se non piove, sgocciola, e se non sgocciola, c'è la nebbia. Sì, la nebbia! Non trovi anche tu che sia assurdo tutto questo? Ehi ma lo sai che sul monte che si vede dalla mia finestra c'è ancora la neve? La neve, accidenti!
Ora, capisci per quale motivo sono assolutamente da ricovero in questo periodo, signorina dei cereali? Io ero pronta! Pronta per togliermi strati di vestiti, pronta per levarmi le calze, pronta per prendere un po' di sole e togliermi di dosso quel bianco pallido malaticcio che mi accompagna da ottobre! Invece niente, freddo e ancora freddo. Freddo senza fine, freddo insopportabile, freddo merdoso.
Quindi, signorina dei cereali, falla finita. Torna quando l'estate sarà arrivata davvero. O, guarda, non tornare per niente! Stattene là coi tuoi cereali al polistirolo, nel tuo mondo di prove costume e insalatine.

19 maggio 2013

Quei libri sopravvalutati Vol. 1 Parte 2 - Il Grande Gatsby al cinema

Quante volte vi è capitato di apprezzare di più la trasposizione cinematografica di un libro che il libro stesso?
A me, mai. Certo, facendo un film tratto da un libro di grande successo difficilmente si sbaglia, ma alla fine non è mai come nel libro. Quello che la nostra mente, la nostra immaginazione sviluppa leggendo un libro, non sempre corrisponde a quello che un regista porta sullo schermo.
Bhè, sto per raccontarvi della prima volta in assoluto in cui, per i miei modesti gusti, il film ha di gran lunga superato il libro.
Sto parlando de Il Grande Gatsby, libro di cui vi ho parlato nel post precedente dichiarando che non mi era affatto piaciuto.
Nonostante abbia letto il libro poco tempo fa, ancora non sapevo che ne stesse per uscire il film, quindi sono stata molto felice di sapere che di lì a poco avrei potuto o ricredermi o convincermi ancora di più che si trattava veramente di un libro sopravvalutato.
Qundi giovedì, giorno dell'uscita del film nonchè ultimo giorno della Festa del Cinema (ovvero tutti i biglietti a 3€!), ho trascinato un poco convinto Lui al multisala più vicino, armati di costosissimi popcorn (abbiamo speso più per quelli che per i biglietti).
La sala era strapiena e mi ha stupito vedere moltissimi giovani. Mi piace pensare che molti di loro abbiano letto il libro e che non siano andati solo perchè trascinati dalla morosa che voleva vedere Di Caprio.
Insomma, per arrivare al dunque, mi sono dovuta ricredere. Il film l'ho trovato una genialata.
Sono stati aggiunti alcuni particolari alla storia, ma evidentemente solo per fare più presa sul pubblico (vedi selvaggi incontri sotto le lenzuola che nel libro non compaiono). Ho apprezzato moltissimo il fatto che quasi tutte le battute siano fedelissime al testo originale e che la narrazione di Nick Carraway sia molto più coinvolta e "dolce" rispetto al libro.
Le ambientazioni erano proprio come me le ero immaginate leggendo il libro e nulla, dico nulla, nemmeno il cartellone pubblicitario di fronte al garage di Wilson, è stato dimenticato.
Di Caprio è un Gatsby perfetto anche se, mi spiace dirlo, con quei capelli col ciuffo davanti che a volte si scompone, in certe scene grida ancora "Jack e Fabbrizzio che corrono verso il Titanic". Ma la cosa che ho apprezzato di più, oltre agli abiti dei personaggi femminili, Daisy su tutte, è stata la colonna sonora. Tamarrissimo rap che rimbomba in locali anni '20. Questa cosa della musica moderna infilata in film ambientati nel passato l'ho sempre apprezzata moltissimo! Già Sofia Coppola in Marie Antoinette mi aveva fatto questo regalo e l'avevo adorata per questo.
Insomma, che dire, sono molto soddisfatta dei 3 euro spesi (un po' meno di quei 10 euro e rotti ho speso per acqua e pop corn, dato che erano stantii). E alla fine anche Lui lo è stato!
Che dire, dopo questo film credo che rileggerò il libro con mentalità diversa.
Sono molto felice di essermi ricreduta, almeno per quanto riguarda la storia.

30 aprile 2013

Quei libri sopravvalutati Vol. 1

Vi è mai capitato di avere una grande aspettativa rispetto ad un libro e, una volta letto, scoprire che in realtà è una fregatura pazzesca? Una ciofeca, per intenderci.
Sono quei libri, spesso considerati classici o addirittura di formazione. Libri che ti pare quasi un dovere leggere, libri che ti fanno persino studiare a scuola, magari addirittura in lingua originale.
Partiamo dal presupposto che io adoro leggere. Posso tranquillamente dire che è il mio sport preferito e, in quanto sport, lo pratico con serietà e dedizione, quasi a livello agonistico. Per praticarlo al meglio ho bisogno dell'attrezzatura migliore. Un divano comodo, un cuscino morbido, la copertina scaldapiedi, un segnalibro plastificato che non si stropicci se mi ci siedo sopra, la luce giusta e soprattutto la televisione spenta. Vabè, in realtà ho un sacco di fisime che riguardano la lettura. Veramente tantissime, dalla totale incapacità di leggere all'aperto se mi trovo in campagna (mentre mi trovo perfettamente a mio agio a leggere in spiaggia), al non riuscire assolutamente a leggere a letto, mentre alcune delle migliori letture le ho fatto alla mattina alle 8 seduta sulle scale degli uffici del Catasto, ma questa è un'altra storia. Insomma, nemmeno una cosa semplice come leggere mi riesce di farla in modo normale.
Ma torniamo ai libri sopravvalutati.

Il primo, che ho letto ormai qualche tempo fa, è Il ritratto di Dorian Gray.
Quando andavo a scuola, mi fu dato da leggere in inglese come compito per le vacanze estive. Ovviamente non l'ho letto e ho scaricato il riassunto da internet direttamente in inglese! Insomma, non si può leggere per compito! Poi in inglese, con l'obbligo di cercare sul dizionario le parole che non conosci. In un romanzo dell'800, per giunta! Comunque, anni e anni dopo, l'ho trovato in offerta a poco soldo alla Feltrinelli e me lo sono portato a casa, curiosa di vedere se era veramente questo gran capolavoro.
Morale della favola: una gran delusione.
Oscar Wilde è il Fabio Volo del 1800. Ovvietà su ovvietà.
La storia in sé sarebbe anche bella e affascinante, ma per ricavarne un romanzo, sono state fatte delle aggiunte che non hanno dato niente di spessore, hanno solo allungato il brodo.
Poi, ovvio, questa è solo la mia opinione molto personale. Ad esempio una delle mie colleghe lo trova un romanzo meraviglioso, pieno di significati e bla bla bla. Per me resta solo un libro carino, un piacevole passatempo, ma decisamente sopravvalutato.

Altro libro un po' deludente, considerato anche questo un classicone, è Il Grande Gatsby. Ironia della sorte, anche questo mi era stato dato da leggere in lingua originale e io, ovviamente, mi ero di nuovo affidata al fedele riassunto in inglese scaricato da internet, ripromettendomi comunque di leggermelo in italiano per il puro piacere di farlo e non perché mi veniva imposto.
Questo ho finito di leggerlo la scorsa settimana e, anche qui, delusione.
Mentre Dorian Gray aveva di fondo un bella storia, qui non mi è piaciuta nemmeno quella. O meglio, i presupposti potevano esserci, ma la scrittura l'ha resa scoordinata e frammentata. Mi aspettavo un'intensa storia di un amore travagliato che supera l'ostacolo della lontananza e invece niente. L'unica nota positiva è che l'autore è riuscito a rendere bene l'idea di come doveva essere la New York degli anni 20. Riuscivo a sentirmi addosso la polvere e la calura di quell'estate del 1922. Per il resto, una volta arrivata alla fine, mi ha lasciata sospesa e un po' turbata.

Intendiamoci, sono stata contenta di aver letto questi libri. E in un certo senso sono contenta anche dell'effetto che mi hanno fatto. Non voglio sembrare snob dicendo che non li ho trovati all'altezza delle aspettative, ma è così. Sono felice di avere ancora un'opinione da dare in merito a libri considerati dai più capolavori assoluti. E sono felice di aver scelto di spendere ore a leggere questi libri, anche se poi non mi sono piaciuti, piuttosto che aver buttato via quelle stesse ore leggendo cazzate come le 50 sfumature, o storie di vampiri con l'ormonella o altre stupidaggini letterarie.

E voi? Avete dei libri nei quali avevate riposto le vostre aspettative e che poi vi hanno deluso?

9 marzo 2013

Ecco a cosa serve il futuro: a costruire il presente con veri progetti di vita. (Muriel Barbery)

Tra pochi mesi compirò 27 anni.

E niente, con questa consapevolezza, con la morte nel cuore, non posso che sentirmi vecchia.
I 25, vabè.
I 26, ridiamoci su.
Ma i 27, insomma, mica li puoi ignorare.
Sono lì, quei due numeri. Li vedo alti e pesanti. E io soffro di vertigini. E ho la forza di un canarino.

Dov'era mia madre alla mia età?
Aveva me e io avevo 4 anni.
Mia mamma aveva 27 anni quando, una domenica mattina di primavera, mi mise la mia gonnellina a ruota blu e mi portò, su mia precisa e decisa richiesta, a fare i buchi alle orecchie. Quello del giorno dei buchi alle orecchie è uno dei ricordi più chiari che ho della mia infanzia. Mi ricordo che era primavera, che era domenica, com'ero vestita nel dettaglio. Che io, da sola, spontaneamente, avevo chiesto alla mamma di farmi i buchi alle orecchie. Che quel giorno, stoica sullo sgabellino dell'orefice, vidi avvicinarsi la pistola, sentii il pizzico doloroso dell'ago che buca il lobo e non versai nemmeno una lacrima. Io, che avevo paura di tutto. Ricordo che mi mise due orecchini chirurgici d'oro. Uno con un brillantino verde e l'altro con il brillantino blu. Scelti così da me.
Avanzavo quel giorno per la via principale del paese, sentendomi un po' più grande e un po' più coraggiosa. Tenendo la mano alla mia mamma.
Camminavo tra lei e papà, tra la gente, senza pensare che un giorno mi sarei ritrovata qui, grande, con quei buchi alle orecchie perfettamente riusciti e collaudati da anni di orecchini pendenti, ad impressionarmi. Impressionarmi del tempo che passa troppo in fretta. Impressionarmi del fatto che mentre io la guardavo, la vedevo adulta, grande, mamma, lei era appena una ragazza. Come me ora. Che non mi sento affatto adulta ma che mi offendo se mi trattano come una ragazzina.
E mi ritrovo a pensare a cos'ho combinato fino ad ora. A quali traguardi ho raggiunto.
E mi interrogo sul mio futuro, su cosa mi riserverà. Su quando si manifesterà, questo futuro. Perché io, davvero, non lo so quand'è che potrò far evolvere questo presente e trasformarlo in qualcosa simile al futuro. Non so quanto mi sentirò finalmente al sicuro, talmente al sicuro da poter fare questo passaggio. Forse mai. Nemmeno con la persona giusta vicino a me, come ora. Nemmeno con un contratto di lavoro a tempo indeterminato, come ora. Perché il tempo è tutto tranne che indeterminato. Il tempo ha i suoi paletti e io alcuni di questi li vedo già avvicinarsi.
Forse questi sono tutti pensieri inutili. Forse non ha senso preoccuparsi ora per qualcosa che ancora non esiste.
Spesso dimentico che il futuro altro non è che il presente di domani. Che quando arriverà non ci penserò nemmeno, che sarà solo la conseguenza di azioni compiute gradualmente, iniziate molto prima, forse anche ora, in questo momento.
E spesso dimentico anche che non sto invecchiando, ma sempre e comunque crescendo.

25 febbraio 2013

Piscina si dice "pool", non "poll".

Come avrete capito (o forse no) anche io oggi sono obbligata a seguire i risultati delle elezioni.
Del resto me la sono cercata dato che proprio oggi ho preso un giorno di ferie. L'idea era quella di passarlo in giro per la city per alcune commissioni e un po' di sano cazzeggio alla faccia delle colleghe chiuse in ufficio. So che sono cattiva e che questi brutti pensieri mi si rivolteranno contro, ma il pensiero delle colleghe in ufficio alle prese con le solite magagne mentre io sto a letto fino alle 11 costituisce la metà del godimento che ricavo da un giorno di ferie.
E invece no. Nevica da cinque giorni quindi niente city, niente sollazzo, niente commissioni. Solo divano, un libro, relax. E fin qui mica male. Non fosse che se per sbaglio ti siedi sul telecomando e si accende la tv, ecco il bombardamento.
E allora mi dico: "Vabè, dato che son qui, buttiamo l'occhio."
Queste elezioni, secondo il mio modesto e stolto parere, non servono a niente. Chiunque vinca, nella merda siamo e nella merda restiamo. Che bello. Però, per forza di cose, gli esiti di queste elezioni condizioneranno le nostre vite forse più profondamente di quel che pensiamo. Tutto questo è molto triste e disarmante. Anche un po' deprimente. Ma siamo italiani, no? Finchè il Napoli butta via ogni occasione di rimonta sulla Juventus, allora c'è speranza.
A parte gli scherzi, ieri sono andata a votare molto scoraggiata e non solo perchè ho dovuto votare sia per la camera che per il senato, indice che per me l'adolescenza è finita da un pezzo. Scoraggiata perchè indecisa, sfiduciata e consapevole che non avrei votato per il migliore, ma solo per il meno peggio. Ma ho votato comunque. E ho votato davvero. Non mi sono astenuta, non ho invalidato la scheda. E non ho nemmeno leccato la matita.
Devo dire che ieri, quasi subito dopo aver imbucato le schede, mi ero già pentita del mio voto. Oggi invece, già dai primi exit poll, mi sono un po' risollevata. Ma solo un po'. Poco poco.
Questo paese dubito che cambierà mai. Non lo farà perchè c'è chi si stupisce di quelli che votano uno incazzato che vorrebbe mandare a casa (anche se sarebbe meglio in galera) i delinquenti. Anche se per altri versi è invotabile anche lui. Ma soprattutto "questo benedetto, assurdo bel paese" non cambierà mai perchè c'è ancora tanta, troppa gente che considera soldi e sesso come segni di potere. Per cui continua a votare vecchi porci bavosi con manie di protagonismo.
E comunque che questo paese è ingovernabile lo si sapeva da un pezzo, non c'era bisogno di mettere su una baracca da milioni di euro per scoprirlo.

6 gennaio 2013

Insormontabili problemi di scrittura

Ok, questo è il primo post dell'anno nuovo, evviva evviva.
Non starò a tediarvi sulle viarie peripezie che hanno distinto questo principio di 2013 (sono stata ammalata nell'unica settimana di ferie che avevo e domani ricomincio a lavorare. Basta?), ma oggi ho deciso di concentrarmi su un problema che mi affligge.
Da tempo pensavo che l'immagine che uso come profile pic di questo blog non fosse del tutto soddisfacente. Ok, erano conchiglie e io amo il mare da morire. Erano conchigliette che avevo raccolto in riviera quest'estate e che avevo fotografato in giardino una volta tornata a casa. Era anche una bella foto, ma non mi rappresentava al massimo. Cioè, non rappresentava lo spirito di questo blog. Quindi oggi, invece di dedicarmi al pisolino post pranzo, ho meditato. Qual'era l'unica cosa che poteva davvero rappresentare questo posto? Bum, idea. Ho setacciato camera mia e ho tirato fuori buona parte dei quaderni, moleskine e agendine che compulsivamente compro e su cui di norma scrivo. Una composizione carina, una foto (cioè una quindicina di scatti prima di trovare quello giusto), un filtro che desse l'effetto desiderato, et voilà.
Poi le ho rimesse al loro posto.
Una nel cassetto del comò, due nel cassetto del comodino vicino al letto, una nella borsa, una nella libreria. Le ho rimesse in ordine non prima di sfogliarle.
E qui, la disperazione.
Sono piene di stronzate. Insomma, io non scrivo. Io mi sfogo e basta. Non c'è nulla che non parli di me o di quello che mi capita e mi circonda. Sono una stupida egocentrica. Pagine di cazzate, di diario da adolescente. 
Mi odio per questo!
Dove sono finiti i racconti che scrivevo una volta? Dov'è finita la fantasia?
Ho aperto tutti i cassetti, tutte le ante dell'armadio, persino quella scatola dei ricordi che ho sepolto sotto i vestiti in cui conservo parte della mia adolescenza sotto forma di scritti, disegni e strani oggetti. Nulla. 
Scrivo scrivo scrivo, da anni, da secoli mi pare. Compro penne matite gomme blocchi quadernini quadernetti quadernoni da 26 anni e non ci ho mai scritto sopra nulla.
Vivo da sempre nell'illusione di poter combinare qualcosa con le parole quando in realtà ormai sono capace solamente di prendere quello che ho dentro, travasarlo su un foglio e in qualche modo combinare il disastro: renderlo ancora più intimo e illeggibile.
Da sempre uso la scrittura a fini terapeutici, per aiutarmi, per mettere nero su bianco quello che vortica veloce nella mia testa e vederlo disteso, in bella grafia, su un foglio bianco. 
Chi ha paura dell'acqua prende coraggio e va al mare. Chi ha paura di quello che ha dentro, scrive.
Quindi mi chiedo: chi usa la scrittura come terapia, può davvero sperare di combinarci mai qualcosa? I malesseri, i dissidi e i mille dubbi che riverso su carta, mi porteranno mai da qualche parte? Saranno utili solo a sistemare il caos nella mia testa o potranno mai interessare a qualcun'altro? 
Come fanno gli scrittori? 
Chi sono gli scrittori?
Sono persone equilibrate, con un'ordine mentale invidiabile? Con il cervello organizzato in scaffali e cassettiere dove mettere i pensieri?
O sono anche loro persone mentalmente caotiche, composte da mille pensieri che neanche si somigliano tra loro che schizzano impazziti come lucciole in un barattolo (da sempre è così che immagino la mia testa)?
Insomma, il romanzo della vita può essere composto da quelle stesse stupide righe che imbrattano le mie moleskine o deve arrivare dopo un complesso lavoro di sistemazione interiore?
Una mente caotica è ciò che nutre la scrittura o è ciò che la distrugge?


29 dicembre 2012

Natale sclerotico



Ebbene, eccoci qui. In quel limbo non definito tra Natale e la fine dell'anno. In quei giorni strani che sono di vacanza-non-vacanza, in cui di norma si digerisce quanto mangiato durante il Natale e si va in farmacia a far scorte di Enterogermina e Citrosodina in vista del Capodanno.
Le mie feste (so che ve lo stavate chiedendo e proprio morivate dalla voglia di saperlo) sono state e saranno all'insegna della tranquillità. L'ho messo pure in corsivo, che il corsivo fa tanto tranquillità.
Ho lavorato praticamente fino all'ultimo (ieri) e sicuramente non in un clima di gioia della serie tutti intorno all'albero con la tazza di zabaione e i maglioni con le renne ricamate. Era più della serie tutti nelle trincee con la mimetica sporca del sangue nemico e il coltello tra i denti. Tipica immagine natalizia.
Il Natale l'ho passato in famiglia, pochi parenti, pochi amici, cibo buono ma non troppo, dolci pochi perché la gente è taccagna e regala solo torroni, croccanti e gianduiotti e a me fanno tutti indistintamente ribrezzo. (Insomma dico, ci sono i Lindor che fanno così tanto Natale con quella loro carta rossa, non potete metterci quelli nelle ceste?)
Comunque, dicevamo, tranquillità. Sì perché ne ho bisogno. Quindi ho deciso di passare anche il Capodanno all'insegna di questo mood. Niente feste. Niente bisbocce. Niente fuochi d'artificio. Niente Carlo Conti in diretta da Courmayeur. Le feste e i ristoranti li lascio alle mie amiche che loro son giovani e soprattutto non sono sclerotiche come me. Io ho bisogno di silenzio, calma, calore e una sana sbronza seratina in casa con Lui, un bel film alla tv possibilmente da guardare sotto al piumone, non prima di una partita a bowling con la Wii.
Vabè, a questo punto ci può stare anche la sbronza.
Comunque, vi auguro di passare un bel Capodanno. Che siate in un locale, a casa o in piazza a Courmayeur a fare il conto alla rovescia con Carlo Conti e Al Bano, vi auguro di passare una bella serata e di iniziare il nuovo anno nel migliore dei modi.

La presente nota per dichiarare espressamente che l'effetto specchio che vedete nella prima foto (mani e obiettivo della reflex riflessi nella pallina) è assolutamente voluto. Lo scrivo perché non si sa mai. Vabè che qua nessuno di cognome fa Cartier-Bresson, ma non vorrei mai che i puristi della fotografia venissero a sventolarmi in faccia il ditino. 
L'ho detto che sono sclerotica.

17 dicembre 2012

Il post di lamentele che scriverei ogni lunedì.

Niente, sarà anche uno stupido cliché, ma io proprio il lunedì non ce la faccio.
Il lunedì è quel giorno in cui tutto l'odio del mondo pare concentrarsi in me. 
Sono scontrosa, iper critica, stronza, incazzata e tutti i più brutti aggettivi che potete immaginare.
Non so cosa farci, è più forte di me.
Sicuramente la cosa è acutizzata dal fatto che devo venire in ufficio. Sono sicura che se il lunedì non avessi la sveglia che mi suona nelle orecchie e la consapevolezza che una volta abbandonato il letto sarà lotta dura fino a sera, sarei senz'altro più tranquilla. Non dico felice, ma almeno tranquilla.
Comunque, anche oggi odio tutti.
Mal sopporto le mie colleghe, scaraventerei il telefono che squilla in continuazione giù dalla finestra, sfanculerei tutti i clienti dal primo all'ultimo e va anche bene che oggi il capo non c'è, se no sarei già in mezzo ad una strada senza più un lavoro.
Il lunedì la mia vena polemica vince su tutto a mani basse. Credo che potrei trovare da litigare anche con un morto, pace all'anima sua.

Per esempio, oggi ce l'ho con quelli che fanno gli spocchiosi e odiano il Natale. Sì, siete spocchiosi, punto. Cos'ha il Natale che non va? Potete anche non crederci, cavoli vostri. Potete anche averne perso il significato, mi spiace per voi. Ma almeno, per non sfracellare le palle a quelli che il Natale vogliono goderselo senza i vostri bleah e i vostri commenti acidi, guardate il lato materiale della faccenda. Farete vacanza, mangerete come porci e riceverete regali. Cos'è che non vi piace di tutto questo? Non è ammesso essere cinici a Natale, fine della discussione. Io amo il Natale anche oggi che è lunedì.
Fine del sermone.

Allo stesso tempo oggi odio quelli che sono felici. Cazzo hai da ridacchiare come un'oca di lunedì mattina?

Il lunedì in genere è quel giorno in cui i capelli mi stanno di merda e mi vesto con roba che solitamente mi piace ma che oggi mi fa schifo.
Oggi c'è di più, tanto per agevolare il tutto, che devo andare in banca e ho già visto dalle finestre dell'ufficio che c'è la fila fin fuori. Oggi si paga l'Imu. Fanculo anche Monti. Io devo solo consegnare un foglietto, possibile che debba farmi sei ore di fila? Io non ce l'ho una casa, sono una pezzente, non la devo pagare l'Imu, posso evitare la coda?

Sì insomma, oggi siamo messi così. Come tre su una sedia, si dice dalle mie parti e forse anche dalle vostre, non lo so. Ed è solo mezzogiorno. Evviva.

1 dicembre 2012

Come ci si prepara all'inverno in casa Pots

Oggi è il primo dicembre e devo dire che me ne sono accorta subito, senza nemmeno guardare il calendario. Più precisamente ne ho avuto il sentore quando ho aperto la finestra.
Dato che l'inverno è qui che bussa, è ora di prepararsi ad accoglierlo.
Ognuno reagisce all'arrivo di quel metro abbondante di neve come meglio crede. C'è chi fa provviste, vedi scatolame, surgelati e saponi che neanche a "Pazzi per la spesa", c'è chi si arma di maglioni, calzamaglia, sciarpe e cappelli e chi, come noi di casa Pots, è terribilmente avanti.
In vista del lungo e freddo inverno, mio padre ha costruito questa:


Cos'è? vi starete chiedendo.
Signori, avete davanti a voi l'ultimo ritrovato in fatto di nutrizione della fauna selvatica.
Una mangiatoia per uccellini da davanzale.
Applausi, grazie.
Papà Pots ha passato un'intera giornata tra carta vetrata e ritagli di legno per confezionarla. 
Vi spiego. Ogni anno, come nei migliori film strappalacrime di Natale, ci prodighiamo per offrire piccoli spuntini agli uccellini che letteralmente infestano i boschi intorno casa. I problemi però, sono svariati. 
Uno su tutti, le briciole di pane, biscotti, panettone, pandoro eccetera hanno il brutto vizio di ehm, volare via. Sai com'è. A volte hanno anche la sfacciataggine di congelare. Quindi ecco che sentivamo l'esigenza di una suite al coperto che consenta ai volatili di smangiucchiare liberamente bricioline sempre fresche e croccanti nonché semini e granaglie varie.
L'anno scorso abbiamo registrato un'affluenza di cinciallegre quasi imbarazzante. Si sa, dopo i primi giorni si era sparsa la voce quindi ci siamo ritrovati a fare i conti con un nuvolo di uccellini sempre più grassi e spavaldi continuamente impegnati a reclamare cibo.
Quest'anno ovviamente, con questo pò pò di struttura, ci aspettiamo il tutto esaurito.

Ah, bhè, l'avrete capito. A casa Pots siamo un po' tutti degli spostati.

26 novembre 2012

Oggi è una brutta giornata perchè:

  1. come tutti i lunedì (e i martedì e i mercoledì e i giovedì e i venerdì), odio la gente;
  2. mi tocca il turno alla postazione dell'ingresso, che vuol dire che devo ricevere ascoltare e sorridere alla gente (vedi punto 1);
  3. ieri sera la Juve ha perso dal Bilan con un rigore che non c'era;
  4. ho mal di testa;
  5. mi vedo un cesso.
Direi basta, per ora.

24 novembre 2012

Cose a cui tutti pensano di sabato sera: negli anni '90 si stava bene perchè...

Negli anni '90 si stava bene.
Su questo siamo tutti d'accordo.

Si stava bene perché c'erano le Spice Girls, ovvio. C'erano anche le All Saints, se vi ricordate bene.
Ora, è universalmente riconosciuto che le All Saints erano molto più fighe delle Spice. Tutt'ora considero Never ever una perla, ma, attenzione, nessuno mi tocchi Wannabe. Nessuno. Insomma, negli anni '90 si stava bene perché le Spice giravano per Londra sullo Spice Bus e si facevano chiamare Posh Spice, Sporty Spice, Ginger Spice, Baby Spice e Scary Spice.

Negli anni '90 si stava bene perché potevi ancora farti il frisè. Addirittura, se eri una tipa elegante e alla moda, potevi fartelo solo su alcune ciocche tutte impastate di lacca che quando le chiudevi nella piastra friggevano una mezz'ora che sembrava che i capelli urlassero. Poi le ciocche ti rimanevano morte e dure stecchite sulla testa anche dopo lo shampoo.

Negli anni '90 si stava bene perché tutte, e dico tutte, non fate finta di niente, si mettevano quelle collane elastiche a mò di tatuaggio che si compravano persino in edicola, dentro le bustine. Come le figurine dei Pokemon. Più l'intreccio della collana era assurdo, più eri figa.

Negli anni '90 si stava bene perché il lurex faceva subito sera.

Negli anni '90 si stava bene perché c'era la tipa dei Guano Apes. Dai, che ve la ricordate tutti. Con quella voce assurda da maschio, vestita come un maschio. Con quei pantaloni larghi coi tasconi e le magliette con le frasi da dura che sembrava fosse appena uscita da Scout. 

Negli anni '90 si stava bene e basta.
Mi è venuto in mente stasera mentre ascoltavo l'iPod.


Negli anni '90 avevo un lettore cd portatile verde. Mica l'iPod.
Vabè.

10 novembre 2012

Mondi paralleli esplorati per voi: Intimissimi

Ieri pomeriggio io e la mia amica Zè ci siamo fatte un giro per negozi. Cioè, io ho accompagnato lei in giro per negozi, data la mia sconfortante povertà.
Prima tappa, Intimissimi.
Ecco, Intimissimi è esattamente il luogo in cui mi trovo meno a mio agio sulla faccia della terra.
Un luogo mistico, mitologico, da film o da libro fantasy. Una specie di terra di mezzo. Almeno per me, dato che tutte le volte che ci entro o ci passo davanti è sempre straripante di persone. Ne deduco quindi che, come la maggior parte delle cose di questa terra, in Intimissimi solo io ci vedo il male assoluto.
Va bene, entriamo. Zè deve cambiare un'acquisto che non le piace. Sapete cos'è? Una sottoveste di seta. La guardo. Uno straccetto lungo sì e no 10 cm. 
"Che ci fai con questo coso, Zè?!"
"Ci dormo."
Il mio sguardo attonito vaga tra Zè, il cencio sul bancone e la commessa.
Con aria intelligente chiedo: "Ma lo metti sotto il pigiama?"
Sguardi imbarazzati tra Zè e la commessa. Sguardi di pietà dardeggiano nella mia direzione.
Zè dorme con solo quel coso addosso.
Credevo che esistessero solo nei film e nei libri certe cose. E invece ho davanti a me una che lo fa veramente. 
No, mi rifiuto. Signori, da noi in inverno si va sotto zero come ridere. Passiamo nove mesi l'anno sotto zero! La mattina ti alzi e gli infissi delle finestre sono gelati dalla parte interna che per aprirli li devi prendere a secchiate di acqua bollente! Non venitemi a dire che c'è veramente chi, al grido di "a me il pigiama dà fastidio", dorme con la sottoveste di seta! Io di pigiami ne metto due uno sopra l'altro! E i calzettoni di lana! Ma che scherziamo?!
Stando alla commessa è assolutamente normale. Anzi, le mostra tutta una serie di sottovesti ancor più corte, pizzose, minime e ristrette con cui, continuano a sostenere, la gente dorme. 
Va bene.
Varchi la porta di Intimissimi ed entri in un mondo al contrario.
La gente dorme con le sottovesti anche in pieno inverno e i cavalli parlano. 
Essendo questo un mondo al contrario, suppongo che se mi metto a cantare "Il mare d'inverno" che sta passando per radio, non ci sia nulla di male. Lo faccio, quindi. La commessa mi colpisce con un altro sguardo carico di pietà e disprezzo. 
Nel frattempo Zè ha deciso che no, le sottovesti non le piacciono. Decide di cambiare il cencio con un completino. Signori, qui mi si apre un mondo sconosciuto.
Lo sapevate che i reggiseni si dividono in push up, super push up e balconette? 
Io non lo sapevo.
Cioè, mi fermavo al push up. Il super push up è uno strumento di tortura medioevale. Legale. E ambito, a quanto pare. Praticamente nell'imbottitura del reggiseno si nasconde un cuscino in lattice di quelli che ti regalano se compri il materasso Eminflex. 
Il risultato è che ti ritrovi le tette in gola. O ti ritrovi le tette anche se non ne hai mai avuto traccia. 
Il balconette non ho ben capito in cosa consista, ma a sentire la commessa è un pezzo "veramente adorabile, troppo carino! Una vera coccola!". Sì, lo ha definito veramente una coccola.
E la mutanda? Non si chiama mutanda! Si chiama slip. Quella normale. Altrimenti c'è l'imbarazzo della scelta. 
Culotte, tanga, perizoma, brasiliana. 
La differenza? Ignota. 
Zè adocchia un completino mediamente decente e rigirandolo tra le mani, chiede: "Per questo c'è solo il perizoma?" 
"TANGA! questo è un tanga." le risponde la commessa con un picco di stizza.
Neanche Zè conosce la differenza tra perizoma e tanga.
Ma stiamo parlando di una che poco prima mi ha confessato di aver letto tutte le 50 sfumature, quindi ok.
Giro spaesata per il negozio. Mi sento una mosca bianca in mezzo ad un mondo in cui io sola ignoro cosa vuol dire balconette. Io, con il mio cappotto rosso e gli stivali da elfo dei boschi, circondata da tacchi, perle, profumi costosi, messe in piega e reggicalze. Oddio, reggicalze.
Guardo questi completi appesi, su queste micro gruccette in bilico su micro espositori, e ovviamente ne rovescio la metà.
Pizzo, tulle, seta. "Ti scivola sul corpo"
Poco distante c'è un ragazzo che sta comprando un regalo per la fidanzata. Una commessa continua a chiedergli se lei è più una da tanga o da brasiliana. Lui ha il terrore dipinto negli occhi. Lo guardo e gli sorrido mestamente. Siamo in due. Voglio uscire di qui. 
E poi mi chiedo: ma come si fa a mettersi come intimo qualcosa che non sia di cotone?! Come?! In virtù di cosa una donna deve sottostare a questa tortura? Per non parlare di imbottiture e ferretti! Aborro! 
Scopro che Zè indossa questa strumentazione tutti i giorni. Anche per andare al lavoro. E ha fatto il conto dei completini che possiede: potrebbe benissimo vestirsi per 4 mesi senza mai lavare quello che ha usato. Quattro mesi. Un completino coordinato al giorno. Per quattro mesi. D'altronde una che si mette una misera sottoveste per dormire in dicembre... La commessa annuisce decisa dichiarando: "D'altra parte una donna curata si vede anche da questo..." e mi guarda.
Penso a me e alla mia biancheria tutta di cotone e tutta nera. Alla totale assenza di imbottiture e ferretti. (Ai miei 26 anni e alla natura clemente che ancora mantiene a prova di gravità certe parti di me.) Alle mie calze di lana tutte peluccose. Ai miei pigiami spessi un dito, che più che pigiami sono tute da combattimento. 
Penso a me ed in fondo non mi dispiace. 
1) Un completo di cotone costa la metà della metà di quelle cagate pruriginose che mi circondano;
2) Avendo tutto nero, tutto fa completo!
3) Sto comoda, calda in inverno e fresca in estate;
4) SE DEVI FARMI UN REGALO, REGALAMI UN LIBRO O UN POMERIGGIO DI ASSAGGI IN PASTICCERIA CON DEGUSTAZIONE DI THE'.

25 ottobre 2012

Cose che non so

Non so quanti post ormai ho scartato.
E' che parlare di certe cose non è mai facile. Sembra di voler semplificare qualcosa che semplice non è.
Ma ultimamente mi sono trovata a tu per tu parecchie volte con i disagi e i malesseri interiori di chi mi circonda.
Ci sono persone con profondi mali dell'essere, vere e proprie bestie che ti mangiano dentro. Altre che invece amano definirsi depresse solo per apparire, per farsi fighi.
Non le so distinguere, queste persone. Ma so che ci sono.
E non riesco a parlarne perchè io sono una persona felice nonostante i mostri e le paure e i tarli che ho dentro e cercare di parlare di questo mi fa sentire tremendamente in difetto nei confronti di chi forse, veramente, non ce la fa a vedere il lato bello della vita.
La vita che è una sola, un dono talmente grande che mi sembra così assurdo sprecarlo e non provare a reagire, a trovare un buon motivo dentro sè stessi per lasciare i mostri fuori dalla porta.
Forse chi si ferma davanti alla superficie delle cose non ce la fa. Forse bisogna riuscire ad andare più a fondo. E forse starete pensando "brava te che ce la fai" con tono sprezzante. Io ce la faccio, sì, ma non sono brava. Lo faccio perchè non voglio perdere me stessa. Lo faccio perchè sono orgogliosa e non voglio lasciare la mia esistenza nelle mani di forze di cui ho paura. Perchè io di paura sono piena, ma non posso lasciarla vincere. E per tutti dovrebbe essere così. Anche per quelli che stanno bene e che fanno i depressi perchè fa figo. Perchè la paura, se non ce l'hai, prima o poi ti trova. E andarla a stanare è da fessi.
Non mi sento brava, no. Mi sento fortunata, quello sì.
Sbaglierò forse a pubblicare questa cosa. Sconclusionata e senza senso.

18 ottobre 2012

Grazie Signore che mi hai fatta deficiente (e juventina)

Tratto da una storia vera.

Pausa pranzo.
PansPots si gode quel quarto d'ora di svacco sul divano trastullandosi con l'enigmistica.
Cruciverba.
22 verticale: "La grande di Torino"

"JUVENTUS!"

Parte l'inno.
Juuuuveeeee storia di un grande amooooreeeeee!
Juventus Stadium, la curva è in delirio.
Bandiere, striscioni, trombe, canti, la birra scorre a fiumi, i popcorn scoppiettano impazziti.
Gol di Pirlo su punzione!
No, anzi, gol di Pirlo su rigore con il cucchiaio!
Il portiere è Zeman con più braccia di Vishnu.
Ora si dispera sul dischetto.
Arriva Godzilla vestito in bianconero e se lo mangia.
Marchisio chiede a PansPots di sposarla.
Delirio generale.
Agnelli telefona al Capitano e gli grida "Tornaaaa!"
Zanetti dichiara alla Gazzetta: "Forza Juve!"
Messi prende il primo aereo per Torino già con la penna in mano per firmare il contratto aggratis.

PansPots avvicina la penna alle caselle del cruciverba per completare la (scontatissima) soluzione.
Attenzione.
Due sole caselle. Due lettere.
Ma come?!
Dev'esserci un errore.
La soluzione è per forza "Juventus".
Attimi di sgomento.

PansPots sfoglia frebbilmente il giornale fino alle soluzioni.
Gli scriverò una lettera a questi incompetenti. Non si può sbagliare una roba del genere. Ma chi si credono?
PansPots cerca con cipiglio la soluzione.
Cruciverba pagina 2. 
22 verticale.
"TI"
"La grande di Torino". 
La lettera T.
Ok.

12 ottobre 2012

La Foglia sulla Neve #2 di oggi. Gioiteggente.

La mia Foglia sulla Neve di oggi-barra-ieri è la mia amica Zè, che ho rivisto ieri sera.

La mia amica Zè si innamora con frequenza mensile.
Dilapida capitali in borse (brutte).
Ha una macchina tamarra e ne vorrebbe una ancor più tamarra.
Dorme con il suo cane e lo chiama amore della mamma. Ah, il suo cane è un labrador che pesa come me.
Continua a farsi quei tagli di capelli tutti strani sbilenchi che boh.
Metterebbe l'olio piccante anche sul mascarpone.
Critica tutti (come me).

Ma io le voglio un bene esagerato.

9 ottobre 2012

Struggenti considerazioni sul meteo, sul lavoro e Foglie sulla Neve #1.

Vi dico solo che oggi c'è la nebbia e spioviggina.

Non dovrebbe mai essere brutto tempo per due semplici motivi:
a) sono metereopatica;
b) la parabola non prende e non posso vedere i Simpson su Fox nella pausa pranzo.

Il capo è tornato ieri dopo due settimane lontano da questi lidi e le colleghe sono subito rientrate in modalità "impiegata del mese". Una si è addirittura rimessa i tacchi dopo due settimane per far sentire a tutto il palazzo, oltre che al capo, quanto scarpina e quanto si dà da fare.
Io al massimo posso ambire al titolo di "cazzona del mese" e vi dico senza falsa modestia che lo vincerei a mani basse tutti i mesi.
"Cazzona dell'anno", oh yeah.

Veniamo a noi.
Inauguro la mia partecipazione all'iniziativa "Foglie sulla neve". Qui a fianco trovate il banner, se ci cliccate sopra succede una magia. No, non è vero. Semplicemente trovate il post dell'inventore di questa bella cosa ed il regolamento.
Quindi, dicevo, la mia foglia sulla neve di oggi è mia sorella. Sembrerà un'immesa sciocchezza, ma in questo momento è a casa che mi sta facendo una compilation con le migliori canzoni dei Pink Floyd. Gliel'ho chiesto io perchè, nonostante musicalmente io faccia ruotare la mia esistenza sul genere rock e compagnia bella, di tutti i gruppi che hanno segnato il mondo con la loro musica purtroppo i Pink Floyd sono quelli che conosco meno. E lei li adora. E io ho 26 anni e lei 15. E questo mi ha fatto pensare che forse c'è ancora speranza per questo mondo. Almeno musicalmente parlando.

2 ottobre 2012

Mai lasciare un pixel fuori posto

Molto bene, eccoci qua.
Sono stata quattro giorni quattro senza Adsl. Poi mio padre ha chiamato il servizio clienti, gli ha spiegato che la figlia maggiore aveva caricato il banner del suo blog dal computer in ufficio, che era venuto unammerda e che era strettamente necessario che risolvessero presto il guasto, che sarebbe sicuramente costato meno del di lei internamento al più vicino ospedale, reparto psichiatria.
Quindi rieccomi qui, di nuovo connessa, con il titolo finalmente sistemato. Era roba da un pixel proprio, ma mi dava i nervi.
La mia mania di perfezione comunque sappiate che sta peggiorando a vista d'occhio. Da adolesciante sampre incazzata col mondo, mi fa schifo la vita, ascolto solo metal eccetera eccetera, ero disordinatissima. Avevo una camera che per entrarci ci voleva la pala. Dovevano venire a riprendermi quelli di Sepolti in casa di Real Time. Un guazzabuglio di penne matite disegni graffette vestiti scarpe zaini borse residui di infanzia e schifezze assortite.
Poi si cresce e poi si invecchia.
Ora sistemo le cose sul ripiano del comò usando il calibro. Il cestino dei profumi dev'essere precisamente al centro del comò. Ordino le magliette per frequenza d'uso (e per colore anche). E mi sono sbarazzata di tutti quegli orrendi soprammobili ingialliti da spolverare.
Ma mi sono resa conto del mio "problema" circa ieri mattina. Domenica Lui (ti troverò un soprannome degno, lo prometto) mi ha accompagnata all'Ikea. Borsa a tracolla, maniche rimboccate, catalogo in una mano, cellulare con la lista delle cose da comprare nell'altra. Scatole, grucce, scatole a scomparti, appendisciarpe, scatole tonde, cornici. E tanto, tanto altro. 80 euro e rotti di roba per sistemare il guardaroba.
Ieri mattina mi sono svegliata, ho guardato le borse Ikea ancora intatte e mi sono detta: "Perchè?" 
Ormai che ero in ballo, ho ballato ed ho usato il primo dei miei due giorni di ferie a svuotare e risistemare libreria e guardaroba. Che, ci tengo a precisarlo, erano già ordinati. Ora forse sono un po' più ordinati, anche se il risultato non mi soddisfa pienamente. Mi soddisfa però l'essermi liberata di molte cose inutili. Da due scatoloni di borse sono riuscita a passare ad uno soltanto. Un traguardone. Ora spero di riuscire a stare più tranquilla, a dormire la notte ora che so che le mie cinture sono al sicuro in una scatola Ikea nel ripiano basso dell'armadio.

26 settembre 2012

Roba che mi fa incazzare

Me lo spiegate perchè io, all'alba del 2012 (quasi 13 dai, quindi diciamo pure che più che alba siamo all'ora di merenda e di bim bum bam in tv) devo ancora assistere a scene da basso medioevo? Cose che neanche nell'anno mille quando ti aprivano il cranio per estrarti la pietra della follia per curarti il mal di testa. Neanche allora eravamo tanto arretrati.
Troppo spesso mi è capitato di vedere che in ufficio, sia colleghe che capo, tendono a prendere sotto gamba le pratiche di clienti stranieri. Ma solo certi stranieri. Quelli che volgarmente, nel nostro parlare comune, vengono definiti immigrati. Cittadini rumeni, albanesi, insomma, Europa dell'est. E Africa, del sud, del nord, è indifferente.
Che poi, rendiamoci conto che, in realtà, il termine immigrato non identifica solo le badanti polacche o i lavavetri nigeriani, che guardiamo con diffidenza, ma anche i tanti ammerrigani, inglesi, australiani eccetera eccetera che invece guardiamo con le stelline negli occhi perchè chissà che mondo meraviglioso è l'ammerriga, con hollywood e i college e i campus e le pistole nei campus, ma vabè.
Comunque, i nostri clienti stranieri (quegli stranieri scomodi che portano via il lavoro, quei mestieri che i nostri giovani infighettati e connessi non vogliono fare perchè dire che lavori in fabbrica ti fa scopare meno di dire che hai la sifilide) vengono trattati in maniera differente da qualsiasi altro cliente italiano. E non credo che succeda solo in questo ufficio. Se hanno bisogno, vengono richiamati con meno tempestività. Le loro pratiche vengono portate a termine con meno meticolosità, molto à la caz de chien, per usare un termine francese. Pratiche prese in mano quasi svogliatamente, guardate con sufficienza, svolte sbadigliando, messe in coda alle altre anche se sarebbero urgenti.
Perchè?
Perchè è importate fare bella figura, sì, ma solo con gli italiani. Che poi parlano bene di te con altri italiani che poi ti portano lavoro. Gli stranieri invece vengono, fanno, pagano, poi se ne tornano nelle loro caverne trascinandosi dietro la clava e ricominciando a parlare con le bestie, vero?
Perchè "tanto sono albanesi, cosa vuoi che sappiano!".
Non lo so loro cosa sanno (ma se sono arrivati in questo ufficio qualcosa sapranno. Forse sanno anche più di te, per dire), io so solo che alla fine i soldi con cui ti pagano sono gli stessi con cui ti paga un italiano. La stessa valuta, pensa un po' te che roba! So solo che gli italiani limano anche sull'euro del caffè mentre gli stranienri ti danno del lei anche se sei un'impiegatucola del menga come me, che ringraziano e che non chiedono sconto.
So solo che certi clienti italiani ti piombano in studio con i loro iPhone e i loro mocassini e manco ti dicono buongiorno, per non parlare del "grazie", questo sconosciuto. Un'arroganza e una cafonaggine tutta italiana.
Poi ognuno di noi ha i suoi pregi e i suoi difetti, ma questa mentalità da montanari del 1700 e questa chiusura mentale mi danno i nervi. Gente che si dice di larghe vedute snocciolandoti perle di saggezza e si indignano per cose del tipo "perchè se l'uomo ha tante donne è figo ma se una donna ha tanti uomini è una puttana?". Te e le tue larghissime vedute. Tu che sei così avanti che ti sei comprato un paio di scarpe rosse. Uao.
Sapete cosa penso? Che in fondo è vero. Non è vero che siamo tutti uguali. Le razze esistono. Due ne esistono. Quelli che usano il cervello e gli imbecilli. E io sono molto razzista nei confronti degli imbecilli.

17 settembre 2012

Deliri di una gattara allergica ai gatti

Io proprio quelli che ce l'hanno coi gatti e con chi li ama non li capisco.
Intanto, non si può odiare nulla che sia così soffice. Proprio non si può. Si possono mal sopportare i gatti nudi, quello sì. Ma quelli pelosi no.
Poi, come si possono odiare esseri affetti da una così acuta forma di misantropia? Anche quello non si può fare. Chi nutre poco interesse per il genere umano deve per forza amare i gatti. Avere un rapporto di amore/affetto con un essere che non ti caga o comunque lo fa solo quando ha fame o fuori fa freddo, è da veri misantropi. Misantropi con misantropi, quale amore fu più forte? 
Fate tanto gli incazzati, quelli del "odio tutto e tutti" e poi non sopportate i gatti. E' un controsenso bello e buono.
Guardate me, per esempio. Sono allergica a cani, gatti e capre. (Sì, capre. So che sembra assurdo e anche un po' ridicolo, ma sono allergica alle capre). Comunque, quando ero ancora una ragazzina solare, pazza, w le Spice XD XD, amavo i cani. Poi sono cresciuta, le XD sono diventate Per Dinci, il sole è tramontato, la pazzia è diventata disagio ed eccomi qui, in adorazione di una gatta a pelo lungo di nome Caffè e di un gatto nero come la pece con gli occhi gialli chiamato Diego. Io li amo e loro mi ignorano. Più mi ignorano, più io li amo. Più scappano, più io li rincorro per coccolarmeli tutti. Non vi dico la soddisfazione quando mi concedono due minuti di carezze e anche qualche fusa. (Soddisfazione seguita immediatamente da un mio accurato lavaggio causa allergia di cui sopra.)
Li chiamo e non vengono (a meno che non cominci a fare rumore con la loro ciotola del cibo). Li sommergo di pucci pucci e sbadigliano. Eppure continuo a guardarli con gli occhi a cuoricino.
A causa dell'allergia e del poco amore nei loro confronti da parte di mia madre (appunto), i miei gatti sono condannati alla vita di campagna, quindi a dormire nel fienile che, detto tra noi, non è che sia poi tanto male (sempre se non sei allergico al fieno. Come me.) e convivono con polli, galline, conigli, pavoni e il mio esuberante cane a cui, certo, voglio bene, ma da cui ho imparato a diffidare. I cani sono tutti uno scodinzolare, fiatonare, sbavare, saltare, correre, alzare polvere (a cui, indovinate, sono allergica), aspettare con ansia che gli lanci la pallina per farti vedere quanto sono bravi a prenderla al volo. Insomma, degli esibizionisti. E a me dopo un po' gli esibizionisti mettono paura. Sia chiaro, al mio povero cane puzzolente voglio molto bene comunque, ma ecco, preferisco coccolare i gatti che le mie coccole non le vogliono piuttosto che il cane per cui il concetto coccola è uguale a ti lecco la faccia.
E niente, tutto sto friccandò di roba per dire che quelli che si lamentano se Instagram è pieno di foto di gatti non li sopporto. Sono mille volte più belli da fotografare di qualsiasi cristiano e, onestamente, anche se i miei sono degli snob fotonici, mi danno comunque più dimostrazioni di affetto della maggior parte della gente. Parrà un luogo comune, ma è così. Gattara fino alla morte.

11 settembre 2012

Il primo passo per scrivere un best seller è pubblicare un post di rilevanza mondiale

Ho acceso il pc appositamente per scrivere un post.
Poi mi sono persa a causa delle profondissime distrazioni che seguono.

- Guardare Kung Fu Panda su Italia 1. Non capisco perché abbiano deciso di far doppiare un panda così simpatico a Fabio Volo. Forse memori del fatto che, prima di diventare l'Oscar Wilde dell'era moderna (e se sapeste cosa penso di Wilde capireste), faceva le interviste per Le Iene col pisello al vento.

- Guardare immagini di abiti, pettinature, manicure, dolci ipercalorici e varia oggettistica inutile Do It Yourself su Pinterest. Ma per Pinterest ho un post nel cassetto, quindi non mi dilungo.

- Mordicchiarmi una pellicina.

- Pensare a come vestirmi domani. Arriva una nuova perturbazione e su questi monti han previsto 10 gradi. Devo pensare a come vestirmi domani.

- Compatire la gente di Facebook.

Quindi niente, essendo io stata distratta da tutto ciò, farete senza post.