"Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto."
Italo Calvino - Se una notte d'inverno un viaggiatore

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17 dicembre 2012

Il post di lamentele che scriverei ogni lunedì.

Niente, sarà anche uno stupido cliché, ma io proprio il lunedì non ce la faccio.
Il lunedì è quel giorno in cui tutto l'odio del mondo pare concentrarsi in me. 
Sono scontrosa, iper critica, stronza, incazzata e tutti i più brutti aggettivi che potete immaginare.
Non so cosa farci, è più forte di me.
Sicuramente la cosa è acutizzata dal fatto che devo venire in ufficio. Sono sicura che se il lunedì non avessi la sveglia che mi suona nelle orecchie e la consapevolezza che una volta abbandonato il letto sarà lotta dura fino a sera, sarei senz'altro più tranquilla. Non dico felice, ma almeno tranquilla.
Comunque, anche oggi odio tutti.
Mal sopporto le mie colleghe, scaraventerei il telefono che squilla in continuazione giù dalla finestra, sfanculerei tutti i clienti dal primo all'ultimo e va anche bene che oggi il capo non c'è, se no sarei già in mezzo ad una strada senza più un lavoro.
Il lunedì la mia vena polemica vince su tutto a mani basse. Credo che potrei trovare da litigare anche con un morto, pace all'anima sua.

Per esempio, oggi ce l'ho con quelli che fanno gli spocchiosi e odiano il Natale. Sì, siete spocchiosi, punto. Cos'ha il Natale che non va? Potete anche non crederci, cavoli vostri. Potete anche averne perso il significato, mi spiace per voi. Ma almeno, per non sfracellare le palle a quelli che il Natale vogliono goderselo senza i vostri bleah e i vostri commenti acidi, guardate il lato materiale della faccenda. Farete vacanza, mangerete come porci e riceverete regali. Cos'è che non vi piace di tutto questo? Non è ammesso essere cinici a Natale, fine della discussione. Io amo il Natale anche oggi che è lunedì.
Fine del sermone.

Allo stesso tempo oggi odio quelli che sono felici. Cazzo hai da ridacchiare come un'oca di lunedì mattina?

Il lunedì in genere è quel giorno in cui i capelli mi stanno di merda e mi vesto con roba che solitamente mi piace ma che oggi mi fa schifo.
Oggi c'è di più, tanto per agevolare il tutto, che devo andare in banca e ho già visto dalle finestre dell'ufficio che c'è la fila fin fuori. Oggi si paga l'Imu. Fanculo anche Monti. Io devo solo consegnare un foglietto, possibile che debba farmi sei ore di fila? Io non ce l'ho una casa, sono una pezzente, non la devo pagare l'Imu, posso evitare la coda?

Sì insomma, oggi siamo messi così. Come tre su una sedia, si dice dalle mie parti e forse anche dalle vostre, non lo so. Ed è solo mezzogiorno. Evviva.

5 novembre 2012

Un giorno di ordinaria rogna

Lunedì mattina.
In questo ufficio stamattina si respira un clima che a certi funerali ci si diverte di più.
In un impeto di finto interessamento per la salute del capo, ho buttato lì un "Come sta?" e la risposta è stata "Malissimo!!". Sì, c'erano anche i punti esclamativi lì che fluttuavano a mezz'aria.
Le colleghe non è che siano più godevoli.
I quattro giorni di vacanza causa ponte non hanno certo aumentato la nostra voglia di vederci. Anzi.
Si parla a bassa voce che manco negli ambulatori.
Certo anche io non sprizzo gioia. Sono entrata e ho salutato tra i denti. Non mi sono informata da nessuno su come sono andati questi giorni di vacanza, non ho chiesto aggiornamenti su eventuali nuovi gossip di cui di norma non mi interessa ma che per prassi vanno chiesti e, ancor peggio, non mi sono complimentata per i nuovi frutti dello shopping che sfoggia stamattina l'alleata.
Come se non bastasse i termosifoni sono stati spenti per quattro giorni quindi ora, molto simpaticamente, si gela.
Insomma, se stamattina fossi andata per cimiteri mi sarei sicuramente sentita meno depressa.

9 ottobre 2012

Struggenti considerazioni sul meteo, sul lavoro e Foglie sulla Neve #1.

Vi dico solo che oggi c'è la nebbia e spioviggina.

Non dovrebbe mai essere brutto tempo per due semplici motivi:
a) sono metereopatica;
b) la parabola non prende e non posso vedere i Simpson su Fox nella pausa pranzo.

Il capo è tornato ieri dopo due settimane lontano da questi lidi e le colleghe sono subito rientrate in modalità "impiegata del mese". Una si è addirittura rimessa i tacchi dopo due settimane per far sentire a tutto il palazzo, oltre che al capo, quanto scarpina e quanto si dà da fare.
Io al massimo posso ambire al titolo di "cazzona del mese" e vi dico senza falsa modestia che lo vincerei a mani basse tutti i mesi.
"Cazzona dell'anno", oh yeah.

Veniamo a noi.
Inauguro la mia partecipazione all'iniziativa "Foglie sulla neve". Qui a fianco trovate il banner, se ci cliccate sopra succede una magia. No, non è vero. Semplicemente trovate il post dell'inventore di questa bella cosa ed il regolamento.
Quindi, dicevo, la mia foglia sulla neve di oggi è mia sorella. Sembrerà un'immesa sciocchezza, ma in questo momento è a casa che mi sta facendo una compilation con le migliori canzoni dei Pink Floyd. Gliel'ho chiesto io perchè, nonostante musicalmente io faccia ruotare la mia esistenza sul genere rock e compagnia bella, di tutti i gruppi che hanno segnato il mondo con la loro musica purtroppo i Pink Floyd sono quelli che conosco meno. E lei li adora. E io ho 26 anni e lei 15. E questo mi ha fatto pensare che forse c'è ancora speranza per questo mondo. Almeno musicalmente parlando.

26 settembre 2012

Roba che mi fa incazzare

Me lo spiegate perchè io, all'alba del 2012 (quasi 13 dai, quindi diciamo pure che più che alba siamo all'ora di merenda e di bim bum bam in tv) devo ancora assistere a scene da basso medioevo? Cose che neanche nell'anno mille quando ti aprivano il cranio per estrarti la pietra della follia per curarti il mal di testa. Neanche allora eravamo tanto arretrati.
Troppo spesso mi è capitato di vedere che in ufficio, sia colleghe che capo, tendono a prendere sotto gamba le pratiche di clienti stranieri. Ma solo certi stranieri. Quelli che volgarmente, nel nostro parlare comune, vengono definiti immigrati. Cittadini rumeni, albanesi, insomma, Europa dell'est. E Africa, del sud, del nord, è indifferente.
Che poi, rendiamoci conto che, in realtà, il termine immigrato non identifica solo le badanti polacche o i lavavetri nigeriani, che guardiamo con diffidenza, ma anche i tanti ammerrigani, inglesi, australiani eccetera eccetera che invece guardiamo con le stelline negli occhi perchè chissà che mondo meraviglioso è l'ammerriga, con hollywood e i college e i campus e le pistole nei campus, ma vabè.
Comunque, i nostri clienti stranieri (quegli stranieri scomodi che portano via il lavoro, quei mestieri che i nostri giovani infighettati e connessi non vogliono fare perchè dire che lavori in fabbrica ti fa scopare meno di dire che hai la sifilide) vengono trattati in maniera differente da qualsiasi altro cliente italiano. E non credo che succeda solo in questo ufficio. Se hanno bisogno, vengono richiamati con meno tempestività. Le loro pratiche vengono portate a termine con meno meticolosità, molto à la caz de chien, per usare un termine francese. Pratiche prese in mano quasi svogliatamente, guardate con sufficienza, svolte sbadigliando, messe in coda alle altre anche se sarebbero urgenti.
Perchè?
Perchè è importate fare bella figura, sì, ma solo con gli italiani. Che poi parlano bene di te con altri italiani che poi ti portano lavoro. Gli stranieri invece vengono, fanno, pagano, poi se ne tornano nelle loro caverne trascinandosi dietro la clava e ricominciando a parlare con le bestie, vero?
Perchè "tanto sono albanesi, cosa vuoi che sappiano!".
Non lo so loro cosa sanno (ma se sono arrivati in questo ufficio qualcosa sapranno. Forse sanno anche più di te, per dire), io so solo che alla fine i soldi con cui ti pagano sono gli stessi con cui ti paga un italiano. La stessa valuta, pensa un po' te che roba! So solo che gli italiani limano anche sull'euro del caffè mentre gli stranienri ti danno del lei anche se sei un'impiegatucola del menga come me, che ringraziano e che non chiedono sconto.
So solo che certi clienti italiani ti piombano in studio con i loro iPhone e i loro mocassini e manco ti dicono buongiorno, per non parlare del "grazie", questo sconosciuto. Un'arroganza e una cafonaggine tutta italiana.
Poi ognuno di noi ha i suoi pregi e i suoi difetti, ma questa mentalità da montanari del 1700 e questa chiusura mentale mi danno i nervi. Gente che si dice di larghe vedute snocciolandoti perle di saggezza e si indignano per cose del tipo "perchè se l'uomo ha tante donne è figo ma se una donna ha tanti uomini è una puttana?". Te e le tue larghissime vedute. Tu che sei così avanti che ti sei comprato un paio di scarpe rosse. Uao.
Sapete cosa penso? Che in fondo è vero. Non è vero che siamo tutti uguali. Le razze esistono. Due ne esistono. Quelli che usano il cervello e gli imbecilli. E io sono molto razzista nei confronti degli imbecilli.

20 settembre 2012

Makeup artist, questo appello è per voi. Inventate trucchi che resistano allo stess.

Sul lavoro sto affrontando una pratica talmente complessa, che mi dà talmente tanto filo da torcere che ad un certo punto sono andata in bagno, mi sono guardata allo specchio e lì ho constatato che la matita waterproof super iper tecno da tanti tanti euro che doveva garantirmi la super tenuta anche in caso di tsunami, si era miseramente sciolta. E dire che non avevo ancora pianto proprio per paura che sbavasse. Adesso posso guardare questi fogli, maledire clienti, mediatori e tutta la loro progenie e piangere calde lacrime di disperazione -disse portandosi il dorso della mano alla fronte e inclinando la testa leggermente indietro.

18 settembre 2012

Mai dire a una donna che ha brutte scarpe.

Ieri l'Alleata (nome in codice per definire la collega preferita), forse per tener fede alla promessa di cui vi parlavo in questo post, si è sentita in dovere di dirmi che il mio smalto risultava muffo (leggi noioso, da vecchia, poco accattivante, brutto insomma).
Ora, avrà voluto veramente rispettare il nostro patto di alleanza o il suo commento sul mio muffo smalto ha qualcosa a che fare con i suoi sandali a stivaletto (vedi post di cui sopra)?
Resta comunque il fatto che a me il mio smalto piace e anche se proprio ieri pensavo di toglierlo in quanto già sbeccato, non so come mai tutto ad un tratto ho deciso di tenerlo sulle unghie ancora un po'. Giusto il tempo di sembrare sfatta quanto Nancy Spungen e perdere così la mia muffosità.

12 settembre 2012

Sei sincero e la gente se la prende

E' un po' il riassunto di quest'esistenza.
Te la menano da tutta una vita con sta favola della sincerità poi, quando finalmente impari ad essere sincero come loro volevano, ecco che non vai più bene.
Mi spiego.
Con una mia collega, la mia preferita, diciamo, abbiamo un'accordo. Qualora un giorno ci presentassimo conciate in condizioni indegne, con cose orrende, discordanti, che ci fanno sembrare appena uscite da un video di Cyndi Lauper o emanassimo inavvertitamente strani olezzi, avessimo la matita sbavata fino al mento o qualora sulla nostra testa spicchi un capello bianco che pare il ripetitore di Radio Maria, bhè, dobbiamo essere sincere e dircelo in faccia.
Bene. 
Lei questa mattina si è presentata con un paio di scarpe che sono il male assoluto. I famosi, odiati, inutili sandali a stivaletto. Ora, io subito me ne sono stata zitta. Sono orribili, è vero, ma se a lei piacciono, chi sono io per smontarle il viaggio? Li ho quindi osservati da lontano, percorsa da un brivido lungo la schiena, ma ho taciuto. In fondo non sono cose terribili con cui presentarsi in pubblico come l'aroma di eau de ascell o il rossetto sui denti. 
A metà mattina mi fa: "Ti piacciono le mie scarpe?"
Non chiedermelo, ti prego.
"Mmm.. bel colore!" rispondo io (sono grigi).
"Si infatti. Ma ti piace come sono fatti?"
Allora se proprio insisti...
"Guarda, io sulle scarpe la penso così: o sono aperte, o sono chiuse." 
E io che pensavo anche di aver un po' indorato la pillola. Meglio questo che dirle "no guarda, sono orrendi, insensati e sembrano anche scomodi. No, proprio mi fan cagare!"
Mi sentivo anche ganza per questa risposta intelligente, quando lei mi fa: "Eh, allora non ti piacciono! Lo sapevo! Umpf!" e gira la sedia dall'altra parte, riprendendo a digitare al pc come una forsennata.
Ecco il punto. Se dicevo che erano belle, dicevo la più grande balla mai esplosa sulla faccia della terra e lei me lo avrebbe sicuramente letto in faccia.
Onestamente, non credo di aver fatto male a dire la mia. A te piacciono? Mi fa piacere per te! Mettitele, portale, vantati, fai come ti pare! Ma non puoi pretendere che piacciano anche a me solo perchè le indossi tu. 
Come quelli che seguono Fabio Volo e se la prendono se ne parli male. A te piace? Fantastico! Non sei il solo dato che vende milioni di libri. Ma per me è un ciarlatano che predica l'ovvio e ho il diritto di considerarlo tale. (E sappiate che ho letto un suo libro, quindi parlo per esperienza.) Non critico chi lo legge, ma lui!
Insomma, anche quando siamo mossi dalle migliori intenzioni, sempre in quel posto lo prendiamo. Ma fa lo stesso. Continuerò ad essere sincera e coerente, dicendo quello che penso. E continuerò la mia battaglia contro i sandali a stivaletto.

6 settembre 2012

Sono ancora viva. Ed è già molto.

Il rientro al lavoro non poteva essere più faticoso, schifoso, noioso, rognoso e tutti gli -oso che vi vengono in mente.
Due giorni (tre con questo) di rompimento di balle. Tutti i clienti più insopportabili hanno varcato a turno quella porta pronti con le loro richieste assurde che secondo me, in queste tre settimane di chiusura dell'ufficio, si sono scritti da qualche parte, svegliandosi la notte in preda alle convulsioni per la paura di dimenticarsele.
Ed eccoli, quasi in fila come alla Caritas, con il loro foglietto di domande e richieste, varcare la nostra porta. E la mia pazienza, quella gelosamente accumulata e custodita durante le vacanze, puff, via che se ne va.
Del resto, il lavoro è così. Ma sopportare tutto questo e vedere che il dieci del mese la busta è assai magra non migliora il mio umore.
Altra cosa che intacca il mio già vacillante umore, sempre lavorativamente parlando, sono quelli che fanno la predica a chi si lamenta del rientro al lavoro perchè loro un lavoro non ce l'hanno. E' come se mi veniste a fare la morale se mi lamento che non mi piace la cipolla perchè c'è gente del mondo che muore di fame. Allora io vi dico che non è carino lamentarsi del male ai piedi perchè c'è chi i piedi non li ha. Per dire.
Forse sarebbe ora di scandalizzarsi per qualcosa di più serio, dato che siamo circondati di merda.

Avanti pure.

4 settembre 2012

Notizie dal fronte

La prima mattina è quasi andata.
Sorrisi, saluti, racconti delle vacanze, considerazioni sul fatto che oggi fuori piove e c'è la nebbia poi..
..poi ROGNA.
Un mare, un'infinità di rogna.
I soliti attriti, le solite rotture di palle sono rispuntati tutti fuori come se queste tre settimane di vacanza non fossero mai passate. Bene.
Unica nota positiva: se tutto va bene a fine settembre - inizio ottobre potrò godermi ancora qualche giorno di vacanza. E la collega inutile si è offerta di passarmi il numero del B&B di Roma dove ha speso poco e si è trovata bene.
Le cose son due: o in realtà è una bettola o forse non è poi così inutile.